Blackface: un invito alla Rai a non usarlo più

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“Le diverse prese di posizione di persone afro-discendenti e non, in Italia e in altri paesi, e di organizzazioni di vari orientamenti culturali contro l’utilizzo del “blackface” da parte del mondo dello spettacolo costituiscono, a nostro modo di vedere, una motivazione valida e sufficiente per cessare di riproporla ancora ai giorni nostri.”, scrivono le associazioni. [immagine copertina dalla campagna stopblackface.com]

Qui il testo completo della lettera aperta – per chi volesse unirsi all’appello scrivete a info@razzismobruttastoria.net

 

Alla c. attenzione del Direttore di RAI per il Sociale Giovanni Parapini

Alla c. attenzione del Direttore di Rai1 Stefano Coletta Alla c. attenzione del regista della trasmissione Tale e quale show Maurizio Pagnussat

Alla c. attenzione del conduttore della trasmissione Tale e quale Show Carlo Conti

A mezzo pec: raispa@postacertificata.rai.it

Oggetto: Invito ad abbandonare la pratica del “BlackFace” dalle trasmissioni di intrattenimento del servizio televisivo pubblico

Gentilissimi,

le nostre associazioni sono impegnate nella prevenzione e nel contrasto di ogni forma di discriminazione e di razzismo in Italia. Sentiamo l’esigenza di scrivervi in quanto riteniamo che il servizio televisivo pubblico svolga un ruolo culturale cruciale nell’orientamento dell’opinione pubblica e nella costruzione dell’immaginario collettivo.

Ci è stato segnalato il ricorso alla pratica del “blackface”, (ossia il tingere di nero la faccia di un personaggio bianco in uno spettacolo ridicolizzandolo mediante l’esagerazione di alcune sue caratteristiche somatiche come la bocca, gli occhi ecc., e fargli imitare i presunti modi di fare delle persone nere), nell’ambito della trasmissione di intrattenimento messa in onda su RAI1, Tale&Quale Show.

L’ultimo caso che ha suscitato polemiche è quello seguito alla puntata messa in onda il 20 novembre 2020 nel corso della quale è stata proposta l’imitazione del cantante rapper italiano di origini tunisine Ghali da parte di Sergio Muniz in cui appare evidente il ricorso alla pratica di scurire il volto e di accentuare altri tratti del viso e dei capelli allo scopo di sottolineare il colore della pelle del cantante. Come ha osservato lo stesso Ghali “Il blackface è una cosa di cui lo spettacolo non ha bisogno”.

Al contrario, si tratta di una pratica che, indipendentemente dalla consapevolezza di chi la usa, riproduce e tramanda lo stigma, il ridicolo e la derisione delle persone nere, rappresentando in modo stereotipato le loro caratteristiche somatiche e i presunti comportamenti e, per questa via, lede pesantemente la loro dignità come persone.

Ricordiamo che il contratto di servizio (2018-22) identifica tra gli obblighi specifici della Rai nell’ambito della missione di servizio pubblico, la difesa della «dignità della persona» col «sensibilizzare i conduttori, nonché i propri dipendenti e collaboratori, anche attraverso specifiche azioni formative, ad attenersi scrupolosamente nella loro attività al rispetto dell’integrità e della dignità della persona e al principio di non discriminazione» (Art. 25, punto p).

A livello culturale il “blackface” contribuisce a rafforzare e legittimare nell’opinione pubblica italiana forme di disparità di trattamento delle minoranze nere che facilmente diventano, come ci insegnano purtroppo i molti casi di razzismo documentati negli ultimi anni, vere e proprie pratiche quotidiane di discriminazioni e violenze razziste.

Ecco perché il “blackface” è stato da sempre contestato negli Stati Uniti fin dalla sua nascita intorno al 1830. La pratica del “blackface” è diffusa anche in Europa nel cinema nel teatro e nelle tradizioni popolari. Sono sorte in anni recenti e in molti altri Paesi, numerose campagne che chiedono di porre fine al suo uso in ogni forma, persino in iniziative con intento dichiaratamente antirazzista. Le campagne contro questa pratica, sia pure in misura minore, cominciano negli ultimi anni a emergere all’attenzione dei media, anche in Italia. Il caso di Ghali è solo l’ultimo degli episodi di utilizzo del “blackface” che ci sono stati segnalati.

La stessa trasmissione Tale&Quale Show evidenzia purtroppo diversi precedenti. Già nel 2019 aveva suscitato polemiche l’imitazione della cantante Beyoncé proposta in una puntata messa in onda nell’ottobre del 2019. Le diverse prese di posizione di persone afro-discendenti e non, in Italia e in altri paesi, e di organizzazioni di vari orientamenti culturali contro l’utilizzo del “blackface” da parte del mondo dello spettacolo costituiscono, a nostro modo di vedere, una motivazione valida e sufficiente per cessare di riproporla ancora ai giorni nostri.

Conoscendo la sensibilità e l’attenzione che la RAI dedica al tema della lotta contro ogni forma di discriminazione e di razzismo, chiediamo dunque con la presente di tenere conto del punto di vista delle persone che si sentono lese nella dignità dall’utilizzo del “blackface” e di operare nel rispetto della dignità di tutte le persone, abbandonando il ricorso a tale pratica in tutte le trasmissioni televisive di intrattenimento diffuse sul servizio pubblico.

Ringraziando per l’attenzione, restiamo a Vostra disposizione per ogni opportuno chiarimento.

Per informazioni e contatti: antirazzismo@lunaria.org

Distinti saluti

Per Lunaria Grazia Naletto Responsabile Area Migrazioni e lotta al razzismo

Per #italianisenzacittadinanza Benedicta Djumpah

Per Arci Nazionale Filippo Miraglia Responsabile Immigrazione

Per Cospe Anna Meli Direttrice comunicazione

Per Razzismo Brutta Storia Giulia Maldifassi



Articolo pubblicato in Articoli, il 11 gennaio 2021