💥🌈 BIG NEWS! 🌈💥

Razzismo Brutta Storia si è riunito il 13 settembre per la prima volta con il suo nuovo super Comitato di #AssociatedExperts! 🚀💖

Per scoprire chi sono e cosa fanno, date un’occhiata alla pagina Persone sul nostro sito.

È stata una giornata di intrecci e intersezioni di analisi ed esperienze, e di confronto su ciò che faremo insieme, nel solco della nuova Strategia 2019-2022 dell’associazione.

Una giornata che non ci è bastata e lo sapevamo già, ma abbiamo iniziato a scrivere questa storia.

Qui l’analisi collettiva emersa dall’incontro. Le proposte su cosa vogliamo fare insieme sono state molte…seguite gli sviluppi!

 

IL RAZZISMO è UNA BRUTTA STORIA…E L’ANTIRAZZISMO COME STA?

L’Italia ha ormai conosciuto diverse stagioni di antirazzismo, focalizzate su specifici aspetti contestuali del problema, che tuttavia si sono di fatto sovrapposte nel tempo senza riuscire ad approdare a qualche risultato consistente. Con il passare del tempo, le soggettività razzializzate* si moltiplicano e diversificano per condizione e spesso la questione più recente tende a invisibilizzare le precedenti: immigrati/e non occidentali, figli/e di immigrati nati/e in Italia – chi con, chi senza cittadinanza italiana – figli/e adottivi/e, Rom e Sinti. 

Migrazione, nerezza, etnicità, cittadinanza: il solco del razzismo è scavato da diversi fattori che agiscono in simultanea.

Ciò che li accomuna è una narrazione mainstream che li cancella tutti e che, dai testi scolastici a quelli di letteratura, passando per film, serie tv e telegiornali, racconta un’Italia molto lontana dalla realtà contemporanea, cristallizzando un’immagine “vecchia” e parziale: bianca, europea, maschile, eterosessuale e upperclass.

Nonostante la disponibilità di un (piccolo) corpus di letteratura specifica sulla storia del razzismo in Italia, non esiste una consapevolezza diffusa. Tale mancanza si riversa sul senso comune marcato dal razzismo ma anche, con effetti dannosi, su analisi e forme dell’attivismo antirazzista.

Spesso il background teorico su cui si basa l’antirazzismo in Italia si ispira alla storia e ai concetti del contesto anglofono-statunitense, mentre manca un’attenzione alle voci che provengono da altri contesti del Sud globale e soprattutto manca la specificità del contesto (razzista) italiano: manca un’auto-narrazione e mancano le parole per comporla.

Un movimento compatto antirazzista in Italia non esiste. Le esperienze sui territori sono moltissime, disgregate e isolate tra loro, in difficoltà nel guadagnare visibilità, comunicare, fare rete e ancor di più nel fare sintesi a partire dalla molteplicità di questioni, che spesso anziché entrare in sinergia si coprono l’un l’altra. Chi fa antirazzismo oggi, spesso ha poca cognizione della stessa storia dell’antirazzismo in Italia. Abbiamo bisogno di mezzi per (ri)creare comunità, rete, spazi aperti di confronto in cui capire cosa non abbia funzionato finora e perchè, ridefinizione di concetti (già esistenti ma trascurati oppure del tutto nuovi). Abbiamo bisogno di condividere un nuovo vocabolario.

Esiste poi anche un “antirazzismo brutta storia”: quelle forme di antirazzismo, promosse con le “migliori intenzioni” da chi il razzismo non lo vive, che producono lavoro sociale e solidale (dalle Ong ai servizi del terzo settore) che va anche a scapito degli stessi soggetti razzializzati di cui viene negata la soggettività, la capacità di agire, attraverso una narrazione costruita sull’idea dell’ “Altro” come vittima da salvare, che in questi termini viene subordinato all’agire degli antirazzisti solidali e quindi inferiorizzato. 

Anche in questo caso, la mancanza di una consapevolezza sulla costruzione della bianchezza della Nazione, non consente un agire a partire da un posizionamento critico, che problematizzi le radici dell’ “italianità” anche nel suprematismo di razza.

Le persone razzializzate sono scomparse dalle auto-narrazioni sui Media tradizionali, e questo è un fronte su cui bisogna agire con urgenza: la voce dei diretti interessati e interessate dal razzismo è sistematicamente scavalcata da voci poco competenti o informate e condizionate dal fatto di non vivere la questione sulla propria pelle.

Nello stesso tempo i canali di comunicazione più efficaci per la circolazione di informazioni si sono modificati e diversificati, e così gli strumenti a disposizione da prendere in considerazione, in particolare per arrivare alle nuove generazioni e a quei settori sociali a cui sinora non si è riusciti a comunicare. Abbiamo necessità di dotarci di nostri canali, per una comunicazione che riesca a creare un “tamburo battente” su questi temi. Ciò implica la capacità di saper comunicare attraverso i registri più popolari, per non circoscrivere il nostro raggio di impatto a chi è già dotato/a di sofisticati strumenti di lettura.

Comunicare, allora, non si restringe all’uso del linguaggio verbale: il messaggio politico, in particolare, può essere trasmesso in maniera anche più efficace attraverso l’azione, i corpi che prendono spazio e visibilità, attraverso un flash mob o un appuntamento pubblico cittadino. In questo senso la comunicazione è già azione orientata al cambiamento.

Nello sviluppare le nostre forme di comunicazione abbiamo bisogno di ragionare sull’interrogativo: a chi vogliamo parlare? Gli interlocutori sono eterogenei quanto lo è lo stesso gruppo e le stesse esperienze del razzismo. Abbiamo bisogno di parlare agli adulti, ma anche ai bambini, a chi non ha una coscienza antirazzista (che sia soggetto che vive razzismo o meno), alle Istituzioni, ai contesti sociali in cui il razzismo mette radici o, al contrario, dove possono prendere forma nuovi strumenti condivisi di antirazzismo.

Inizia una nuova avventura importante. Stay tuned!

* Razzializzato è un termine mutuato dall’inglese “Racialized”, che da un lato espone il fatto che la razza non sia un dato biologico ma un costrutto sociale, e dall’altro lato indica il processo stesso con cui le persone vengono ancora categorizzate e percepite in termini razziali. Si parla anche di società razzializzate, ovvero divise in base a linee – oltre che di genere e classe – anche di “razza”.



Articolo pubblicato in Articoli, il 02 ottobre 2019