Il 6 maggio 2014 più di 30 persone sono morte a 50 km a est di Tripoli nel naufragio di una barca diretta in Europa. Sei giorni dopo, un’altra imbarcazione si è rovesciata a circa 100 miglia a sud di Lampedusa. Finora sono stati recuperati 17 corpi senza vita, ma più di 200 migranti sono dispersi. Nel Mediterraneo si continua a morire, mentre l’Italia e l’Europa si dicono ‘toccate’, ma non adottano le misure necessarie a porre fine alle stragi.

Intanto, un preoccupante rigurgito di razzismo sta attraversando l’Europa grazie all’utilizzo strumentale delle migrazioni, degli effetti economici e sociali della crisi e del diffuso sentimento anti-europeo da parte di forze politiche nazionaliste, populiste e xenofobe che rischiano di ottenere un successo significativo alle prossime elezioni europee.

Il Front National di Marine Le Pen, l’Fpö austriaco di Heinz Christian Strache, il Partito per la libertà in Olanda, la Nuova alleanza fiamminga o il Movimento dei Veri finlandesi, fino alla Lega Nord nel nostro paese: sono solo alcune delle forze politiche europee che rivendicano il blocco delle migrazioni, la limitazione dei diritti per le minoranze o per i “nuovi arrivati”.

Il loro successo comprometterebbe la possibilità di costruire un’Europa dei diritti, democratica, solidale, coesa, di pace, libera dal razzismo.

I promotori della Campagna L’Italia sono anch’io invitano dunque tutte le forze politiche, i rappresentanti delle istituzioni e i candidati al Parlamento europeo a non usare il corpo dei migranti per meschini fini elettorali, a non giocare con la vita di migliaia di donne, uomini e bambini per ottenere qualche voto in più e a condannare in tutte le sue forme la propaganda elettorale che cavalca la xenofobia e il razzismo.

Invitano i cittadini e le cittadine a utilizzare responsabilmente lo strumento del voto per impedire che le attività del prossimo Parlamento europeo possano essere condizionate da chi intende consegnare l’Europa all’odio, ai nazionalismi, alle diseguaglianze, alle discriminazioni, alla xenofobia e al razzismo.

L’Europa deve essere uno spazio culturale e umano aperto, con un’identità plurale e dinamica, capace di fondare le relazioni tra gli stati membri e con i paesi terzi sul reciproco rispetto, sul riconoscimento delle specifiche diversità culturali, sulla promozione delle libertà e dei diritti fondamentali, sul mantenimento della pace tra i popoli, sulla garanzia del principio di eguaglianza, sul rifiuto di ogni forma di discriminazione, sul ripudio della xenofobia e del razzismo.

I 10 punti del Manifesto L’Europa sono anch’io vanno in questa direzione e sulla loro realizzazione i promotori chiedono un impegno preciso ai candidati alle elezione del prossimo 25 maggio.

I contenuti del Manifesto sono stati presentati in una conferenza stampa che a Roma, giovedì 15 maggio 2014 alle 11 presso la sala Guido Rossa della Cgil nazionale.

Saranno presenti esponenti delle organizzazioni promotrici della campagna L’Italia sono anch’io.

 

I 10 punti del manifesto L’Europa sono anch’io

Per questi motivi i promotori della campagna L’Italia sono anch’io propongono un manifesto in 10 punti per i candidati al Paramento europeo.

1. Ratifica della Convenzione dell’ONU del 18/12/1990 «sui diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie».

2. Garanzia del diritto di voto amministrativo ed europeo.

3. Riconoscimento della cittadinanza europea.

4. Garanzia del diritto di arrivare legalmente in Europa.

5. Politiche migratorie aperte all’inserimento degli stranieri nel mercato del lavoro.

6. Garanzia della libertà personale e chiusura dei centri di detenzione.

7. Diritto a un’accoglienza dignitosa.

8. Garanzia della parità di accesso ai sistemi di welfare.

9. Liberare il dibattito pubblico dalla xenofobia e dal razzismo.

10. Tutela dei diritti dei minori.

Di seguito il manifesto

Siamo cittadine e cittadini Europei che credono nella costruzione di un’Europa democratica, capace di garantire i diritti umani fondamentali e i diritti di cittadinanza a tutte le persone che risiedono sul suo territorio.

L’Europa che immaginiamo è uno spazio culturale aperto, con un’identità plurale e dinamica, capace di fondare le relazioni tra gli stati membri e con i paesi terzi sul reciproco rispetto, sul riconoscimento delle specifiche diversità culturali, sulla promozione delle libertà e dei diritti fondamentali, sul mantenimento della pace tra i popoli, sulla garanzia del principio di eguaglianza, sul rifiuto di ogni forma di discriminazione, sul ripudio della xenofobia e del razzismo.

I 32,9 milioni di migranti che risiedono nei paesi dell’Unione Europea rappresentano il 7% della popolazione (pari a 503 milioni). I migranti comunitari costituiscono un terzo dei residenti stranieri mentre sono 20,7 milioni i cittadini di paesi terzi, pari al 4,1% dell’intera popolazione europea.

A dispetto di un ampio riconoscimento teorico dei benefici delle migrazioni nei suoi documenti ufficiali, l’Unione Europea ha sino ad oggi concentrato la sua attenzione, la sua attività normativa e le sue risorse economiche sulle politiche migratorie, finalizzate a prevenire e a controllare i flussi migratori, lasciando in secondo piano il processo di comunitarizzazione delle politiche di accoglienza, di inclusione sociale dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati, l’attuazione dell’Agenda europea per l’integrazione dei cittadini di paesi terzi e dell’Agenda su migrazioni e sviluppo.

La “cooperazione” con i paesi terzi è stata subordinata alla gestione delle politiche migratorie tramite l’offerta di incentivi a combattere l’immigrazione irregolare. La stipula a livello comunitario di patti e accordi bilaterali con i paesi terzi ha privilegiato i paesi di transito e di origine dei migranti diretti in Europa; l’aiuto europeo per lo sviluppo destinato a questi paesi è stato sempre più condizionato alla loro firma di accordi di riammissione dei migranti giunti irregolarmente in Europa e rintracciati dalle autorità del paese di destinazione.

Il fallimento di un approccio alle migrazioni prevalentemente sicuritario è tragicamente esemplificato dalla morte di migliaia di migranti nel Mediterraneo e dalle numerose violazioni dei diritti umani dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati nelle strutture di detenzione allestite nei diversi stati membri e in alcuni paesi confinanti.

All’Europa Fortezza disegnata con la costruzione e il rafforzamento di frontiere e muri materiali, normativi e virtuali che limitano la libertà di circolazione, il diritto a migrare e il diritto di asilo noi preferiamo un’Europa policulturale le cui politiche siano fondate sui principi di giustizia, accoglienza, solidarietà, inclusione sociale, partecipazione e garanzia delle pari opportunità.

Il diritto a migrare e a chiedere asilo, sanciti dalla Dichiarazione Internazionale dei Diritti Umani, devono essere garantiti con un governo delle politiche migratorie che renda possibile raggiungere legalmente il territorio europeo.

I migranti devono godere degli stessi diritti dei nazionali e dei cittadini dei paesi di residenza in tutti gli ambiti fondamentali della vita economica, politica, culturale, sociale ed educativa. Devono avere il diritto di votare e di essere eleggibili a livello locale ed europeo.

Nell’attuale fase di crisi economica e sociale è importante che l’Unione Europea rafforzi il proprio impegno nella lotta a tutte le forme di xenofobia e di razzismo combattendo ogni forma di discriminazione legata all’origine nazionale, ai tratti somatici, alla lingua, alla religione, alle diversità culturali reali o presunte. La crescita di movimenti nazionalisti, populisti e xenofobi che utilizzano strumentalmente il tema delle migrazioni per accrescere il proprio consenso presso l’opinione pubblica rappresenta un pericolo per la costruzione di un’Europa democratica, solidale, coesa e di pace.

Per questi motivi ci impegniamo a promuovere una campagna di sensibilizzazione politico-culturale rivolta all’opinione pubblica, ai partiti e alle istituzioni europee per sollecitare un mutamento degli indirizzi politici europei in materia di immigrazione e asilo. In particolare invitiamo i candidati alle elezioni europee 2014 ad impegnarsi a perseguire i seguenti obiettivi.

LE NOSTRE RICHIESTE AI CANDIDATI AL PARLAMENTO EUROPEO

1. Ratifica della Convenzione dell’ONU del 18/12/1990 “sui diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie”.

A distanza di 23 anni dal varo della Carta da parte dell’Assemblea delle Nazioni Unite, essa non è stata ancora ratificata da parte di nessun paese europeo.

Chiediamo che l’Unione Europea ratifichi la Convenzione al fine di assicurare un quadro di riferimento omogeneo ed universale a livello comunitario per la garanzia dei diritti umani dei migranti e dei loro familiari.

2. Garanzia del diritto di voto amministrativo ed europeo.

Una parte significativa dei cittadini che vivono in Europa è esclusa dalla possibilità di partecipare attivamente alla vita della comunità in cui risiede.

È urgente un’azione dell’Unione Europea finalizzata ad armonizzare le legislazioni nazionali al fine di riconoscere ai cittadini stranieri non comunitari il diritto di voto alle elezioni amministrative ed europee, al fine di colmare una grave discriminazione nell’esercizio del più elementare diritto alla partecipazione democratica.

3. Riconoscimento della cittadinanza europea.

È urgente un’azione dell’Unione Europea finalizzata ad armonizzare le legislazioni nazionali al fine di favorire l’acquisizione della cittadinanza del paese di residenza da parte dei cittadini stranieri stabilmente residenti e da parte dei “figli dell’immigrazione” nati in Europa o qui trasferitisi in tenera età e che frequentano le nostre scuole. Si tratta, anche in questo caso, di promuovere un principio di uguaglianza e di inclusione sociale.

4. Garanzia del diritto di arrivare legalmente in Europa.

È urgente l’adozione da parte dell’Unione Europea di politiche migratorie che rendano effettivamente possibile alle donne, agli uomini e ai bambini di altri continenti di raggiungere legalmente il territorio europeo senza mettere a rischio la propria vita. In particolare, è necessario: a) ampliare e armonizzare le norme che regolano l’ingresso nell’Unione Europea per motivi di lavoro; b) riformare il Regolamento Dublino III, abolendo l’obbligo di presentare richiesta di asilo nel primo paese di arrivo; c) aprire canali di ingresso protetto per le persone bisognose di protezione internazionale.

5. Politiche migratorie aperte all’inserimento degli stranieri nel mercato del lavoro.

Una gestione corretta e positiva delle politiche migratorie, oltre che a rispondere alle necessità del mercato del lavoro consentendo agli immigrati pari opportunità ed un permesso di soggiorno per ricerca occupazione, cosa che non avviene con le norme irrazionali in vigore, deve anche facilitare l’inserimento lavorativo per i richiedenti asilo e per i titolari di protezione internazionale che sino ad oggi sono anch’essi penalizzati dalle norme restrittive ed anch’essi in balia del lavoro nero e del supersfruttamento.

6. Garanzia della libertà personale e chiusura dei centri di detenzione.

In tutti i paesi europei sono presenti centri di detenzione nei quali sono detenuti i migranti colpiti da provvedimenti di espulsione. Si tratta di strutture chiuse e presidiate dalle forze dell’ordine in cui viene limitata la libertà personale delle persone detenute. Tali centri espongono i migranti a trattamenti inumani e degradanti e non garantiscono l’effettività dei provvedimenti di espulsione auspicata dai legislatori nazionali. La chiusura delle strutture di detenzione in tutti i paesi dell’Unione è necessaria e urgente.

7. Diritto a un’accoglienza dignitosa.

I sistemi di accoglienza dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati dei diversi stati membri sono fortemente differenziati e caratterizzati da standard di accoglienza diversificati. La standardizzazione e l’armonizzazione dei sistemi di accoglienza sono indispensabili anche al fine di riequilibrare la presenza dei migranti e dei richiedenti asilo nel territorio dell’Unione e favorire il loro inserimento sociale e lavorativo nella società di residenza.

8. Garanzia della parità di accesso ai sistemi di welfare.

L’accesso dei migranti all’istruzione, ai servizi sanitari, alle prestazioni sociali e previdenziali deve essere garantito in tutti i paesi dell’Unione Europea. Sollecitiamo l’Unione Europea ad intraprendere iniziative volte a rafforzare la prevenzione e la tutela contro le discriminazioni istituzionali che diano luogo a disparità di trattamento in questi ambiti.

9. Liberare il dibattito pubblico dalla xenofobia e dal razzismo.

Sollecitiamo un maggiore impegno delle istituzioni comunitarie finalizzato a rafforzare la prevenzione, il monitoraggio e il contrasto di tutte le forme di stigmatizzazione e di istigazione alle discriminazioni e al razzismo nei confronti dei migranti e delle minoranze da parte di rappresentanti del mondo politico, istituzionale e dell’informazione.

10. Tutela dei diritti dei minori.

Tutti i paesi dell’Unione Europea devono proteggere i diritti dei minori stranieri sulla base di una parità di trattamento con i cittadini dei paesi di residenza e di transito. I minori stranieri sono inespellibili e in nessun caso può essere limitata la loro libertà personale.

Articolo pubblicato in Articoli, il 21 maggio 2014