Johannesburg – 25-27 ottobre 2016. Com’è andata?

L’associazione Il Razzismo è una brutta storia, come membro dello European Network Against Racism (ENAR), ha partecipato alla seconda Assemblea Annuale dell’Anti-Racism Network of South Africa (ARNSA), che si è svolta a Johannersburg dal 25 al 27 ottobre 2016.

La Conferenza si è tenuta nella ex-prigione (ora museo) Constitution Hilli cui muri hanno tenuto prigionieri Nelson Mandela e Mahatma Gandhi, insieme a molti altri leader e attivisti anti-apartheid tra cui Joe Slovo, Albertina Sisulu, Winnie Madikizela-Mandela e Fatima Meer.

Il network ARNSA è nato due anni fa per volere della Nelson Mandela Foundation e Ahmed Kathrada Foundation con l’obiettivo di rafforzare la rete tra le associazioni sudafricane che lavorano per superare il retaggio dell’apartheid.

ahmed-kathrada100Ahmed Kathrada, detto “Kathy”, era presente alla conferenza:  è stato uno dei più importanti attivisti anti-apartheid della comunità indiana sudafricana, condannato all’ergastolo insieme a Mandela (con cui ha scontato 18 anni), e poi suo consigliere politico dal ’94 al ’99.

Una nota sul ruolo degli indiani nella lotta al regime dei bianchi che è spesso poco raccontato: portati come schiavi dagli inglesi per lavorare sulle coste, gli indiani erano considerati immediatamente al di sotto dei bianchi (prima dei coloured e dei neri) nella gerarchia delle razziale. Avendo un livello di educazione e opportunità superiori ai coloured e ai neri cominciano a organizzarsi in movimento e fare azioni di disobbedienza civile anche prima della nascita dell’African National Congress di Mandela, nel quale poi molti leader indiani (tra cui Kathy) hanno militato.

Per l’associazione è stata un’occasione straordinaria per entrare in contatto con le organizzazioni che hanno militato nell’ambito di una delle lotte al razzismo più emblematiche e fondamentali della storia dell’umanità. Sono stati tre giorni di incontri e riflessioni sulle sfide del Sudafrica post-apartheid, di cui proviamo a dare un assaggio qui. 

Prima e durante la conferenza, abbiamo chiesto agli organizzatori, attivisti ed ex prigionieri politici presenti di raccontarci come vedono la situazione del Sudafrica oggi, e cosa pensano che l’Europa possa imparare da loro, attraverso brevi video-interviste che carichiamo su questa pagina.  Le prime alla studentesse e attiviste Nokothula Sithole e Luhumelo Toyana.

PREMESSA – IL SUDAFRICA OGGI

Piccola premessa. L’apartheid è formalmente finito, con il movimento che lo ha abbattuto ora diventato partito (African National Congress), al governo da più di vent’anni. Nella sostanza è tutt’altro che superato.

In generale  – anche dal confronto con i presenti alla conferenza che abbiamo intervistato – dalla fine dell’apartheid e con l’istituzione della democrazia, il Sudafrica ha certamente fatto progressi sul fronte dei diritti civili. La disuguaglianza sociale però è cresciuta ed è più alta che nel 1993 (secondo l’indice GINI). I bianchi guadagnano in media 5 volte di più dei neri (che rappresentano l’80% della popolazione) e costituiscono circa il 70 % dei manager delle imprese sudafricane.

La disoccupazione giovanile è attorno al 50% e circa 10 milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà. Per qualcuno il sogno di una “Nazione Arcobaleno” è finito nel 2012 con il massacro di Marikana, in cui 34 lavoratori sono stati uccisi dalla polizia durante uno sciopero contro la multinazionale britannica Angloamerican.

Per tutti l’African National Congress non è riuscito a mettere in atto i processi di redistribuzione necessari ad impattare sulle disuguaglianze economiche. Le ragioni vanno dal fatto che si è lasciato corrompere dal potere (il partito è stato coinvolto negli ultimi anni in numerosi scandali) alle pressioni del capitalismo globale (capitali esteri).

Negli ultimi due anni è nato un nuovo movimento studentesco prevalentemente nero che protesta contro l’aumento delle tasse universitarie (#FeesMustFall), ma non solo (de-colonizzazione delle strutture politiche ed economiche, educative) e le proteste contro la polizia si stanno facendo sempre più violente. C’è molta attenzione da parte di associazioni e istituzioni allo sviluppo di questo movimento che di recente è stato coinvolto in scontri anche violenti (nel quartiere dove si teneva la conferenza il primo giorno è stata bruciata una camionetta).

LA CONFERENZA DAY BY DAY

I primi due giorni erano destinati alla formazione e allo scambio tra gli attivisti: più di 15 workshop tenuti dai partecipanti stessi per condividere la metodologia e gli strumenti della propria organizzazione (il programma completo qui). Il terzo giorno si è svolta l’Assemblea Generale del Network, per un confronto sulla strategia e gli obiettivi per la settimana d’Azione contro il razzismo di marzo 2017.

Gli approcci e le dimensioni sono multipli: c’è chi facilita processi di dialogo trasformativo” tra neri e bianchi, chi lavora con gruppi di soli bianchi (per prepararli ad affrontare processi di dialogo in “gruppi misti”), chi propone un dialogo sul tema dell’inclusione con il Management bianco delle aziende (il 70 % dei manager sono bianchi).

Alcune organizzazioni coordinano progetti di ricerca: focus groups a livello nazionale per determinare il livello di razzismo percepito nelle diverse comunità, documentari e ricerche sulle origini africane di tutta l’umanità.

Molte lavorano con le scuole: chi utilizza le bambole-persona per educare alla diversità, chi il gioco di ruolo “StarPower” per far prendere coscienza dei meccanismi di accentramento del potere e di privilegio, chi diffonde una nuova risorsa multimediale online per l’educazione civica.

C’è chi rappresenta l’Unione delle Chiese Riformate Sudafricane (prevalentemente di neri), che lavora anche per l’ammissione della propria responsabilità nella giustificazione dell’apartheid e per lavorare su come cambiare le cose adesso (non nell’aldilà!). Per approfondire un paper di URCSA qui.

C’è chi lavora per la “coscientizzazione” dei minatori, chi utilizza l’arte e l’architettura per superare le categorie stesse di neri e bianchi.

Si  va da letture marxiste al taglio psicanalitico e si discute di quale tra questi approcci possa portare più lontano.

Oltre ai workshop, il 26 c’è stata la lecture della Keynote speaker americana Sikivu Hutchinson – della Human Relations Commission del Los Angeles County – sul razzismo negli USA e sulle possibilità (poche!) di solidarietà tra il movimento americano #BlackLivesMatter e quello anti-razzista Sudafricano.

Il terzo giorno c’è stata l’Assemblea Annuale, per discutere la struttura organizzativa e gli obiettivi per la settimana d’azione contro il razzismo 2017. Abbiamo realizzato anche video interviste agli attivisti, e a ex-prigioniere e prigionieri politici, che caricheremo su questa pagina.

A che punto è il Sudafrica nella lotta contro il razzismo, e cosa può imparare l'Europa dalla storia specifica sudafricana e dal lavoro che si sta facendo?